Le braccia del Sole

Impellenza di amare. Implacabile e disperata. Un’urgenza folle, feroce, che questo libro ti inietta nella vene, parola dopo parola,
goccia dopo goccia, accendendo il tuo sangue di un fuoco maestoso ed inestinguibile che arde ogni cellula del corpo.
E l’Anima si accende, accecante e bollente. Il cuore palpita ad un ritmo non più suo ma universale, il corpo trema febbricitante.
Ma non c’è peccato in tutto questo e nell’assenza di peccato la grandiosità di questa opera. Che sia per placare bisogni istintivi
primordiali ma mai effimeri della parte animale che è in noi o per dissetare un’Anima tormentata dall’arsura di un amore che
prosciuga ad ogni sospiro, la carnalità di un tocco, di un contatto, della fusione più intima trasuda sempre sacralità, purezza, o, meglio,
la semplicità più grandiosa dell’essere uomini. E del non vergognarsi di esserlo deturpando ciò che è insito in noi.
Che sia sotto l’effetto della coda di scorpione oppure degli altrettanto velenosi fumi dell’amore non c’è volgarità.
E non c’è colpa né peccato nell’amare, con il corpo con il cuore e con la mente. Per un istante o per l’eternità.
E Nefertiti ama. Ama come sa amare, senza imparare a farlo ma chiudendo gli occhi ed ascoltando il sordo battito della voce
che è in lei e che in noi è diventata afona.
Neferiti è dubbio e certezza, dubbio nella mente inarrestabile ed incontenibile, certezza nel cuore puro e superiore.
Nefertiti è saggezza e follia, saggezza nell’istinto radicato nel suo cuore e vecchio di millenni follia nella giovinezza che
ne avvolge la mente come un velo leggero ed impalpabile a un tempo offuscandone ed illuminandone l’irrequieto e scalpitante
incedere verso la maturazione ove la giovinezza finisce con lo stemperarsi ed addolcire i tratti della sua bellezza al caldo
rosseggiare del tramonto.
Nefertiti è libertà e catena, coraggio e timore, impudenza e timidezza.
E’ acqua terra aria e fuoco.
Terra fertile, umida e morbida dove affondare le proprie paure e trovare ristoro ma anche arida, brulla, impervia lì dove il sole,
il suo Aton, l’ha ferita spietatamente e l’acqua non è arrivata a lavare il sangue lentamente essiccatosi.
Terra dove l’acqua scivola e penetra, l’aria ossigena e libera…ed il fuoco illumina e brucia.
E nelle possenti fiamme che si levano da questa creatura si fondono, finalmente e nell’eternità, il Divino e l’Umano.
Nefertiti è una stella pulsante…o meglio, danzante in un cielo che l’uomo troppo spesso cerca di spegnare.
Alessandra Tucci su "Le braccia del Sole", Roma, 5 Giugno 2007